Laboratorio condotto da iPac all'interno della Learning Week "La matematica e oltre: scienza e filosofia verso l'infinito", 12-17 Settembre 2011, in collaborazione con Centro Itard e Liceo Classico e Scientifico M. G. Vida di Cremona.
Dopo le prove sui fogli più piccoli si passa alla realizzazione dell'opera collettiva, cercando di mantenere lo stesso ritmo del gesto lungo tutto il perimetro
la concentrazione è necessaria, se si prende il gioco seriamente...
ed ecco l'opera conclusa...potrebbe essere un Pollock originale...analizziamo i frattali?
a giorni il link del video girato e montato dai ragazzi
Negli anni quaranta Pollock aveva assistito a delle dimostrazioni di sand painting ("pittura con la sabbia") da parte di nativi americani. Anche i muralisti messicani e la pittura automatica dei surrealisti ebbero una certa influenza sulla sua arte. Pollock negava l'esistenza del "caso"; generalmente aveva un'idea precisa dell'aspetto che una particolare opera avrebbe dovuto avere e per ottenerlo si serviva del suo corpo, su cui aveva il controllo, unito al viscoso scorrere del colore, alla forza di gravità e al modo in cui la tela assorbiva il colore. Si trattava dell'unione del controllabile e dell'incontrollabile. Si muoveva energicamente attorno alle tele spruzzando, spatolando, facendo colare e sgocciolare quasi in una danza e non si fermava finché non vedeva ciò che voleva in origine vedere.
Gli studi di Taylor, Micolich e Jonas hanno analizzato la natura della tecnica di Pollock, scoprendo che alcune opere presentano le stesse caratteristiche dei frattali e che assomigliano sempre più a frattali con il passare del tempo e con il progredire della sua carriera. Si spingono ad ipotizzare che in qualche modo Pollock potesse essere consapevole delle caratteristiche del moto caotico e stesse tentando di ricreare quanto percepiva come una perfetta rappresentazione del caos matematico più di dieci anni prima che la stessa Teoria del caos fosse formulata.
Forse, pensava Taylor, fisico dell’Università di Sydney e appassionato d'arte, l'artista con la sua intuizione era arrivato prima del matematico alla nuova geometria. Per provarlo si poteva inserire una riproduzione della tela nel computer e tentarne un'analisi matematica, seguendo un procedimento simile a quello utilizzato per i frattali. Con i suoi colleghi, Taylor ha così analizzato la produzione artistica di Pollock tra gli anni 1943 e 1952.
E il computer ha confermato l'idea di Taylor: le tele gocciolate di Pollock sono frattali di cui è anche possibile calcolare la dimensione. Il concetto di dimensione frattale è piuttosto complicato. Diciamo soltanto che mentre una linea ha dimensione uno, un quadrato due e un cubo tre, il frattale ha una dimensione frazionaria, rispetto alle dimensioni classiche della geometria euclidea. E la dimensione dei lavori di Pollock, calcolata al computer, è andata crescendo nel corso degli anni. Ad esempio, il suo dipinto Alchimia, del 1947, ha dimensione 1,5 e arriva a 1,72 nelle ultime opere. "L'analisi frattale - afferma Taylor - può essere utile per autenticare e datare le opere di Pollock. Le variazioni della dimensione frattale riflettono l'evoluzione delle sue opere".
Alchimia - 1947
Ai frattali è arrivato quindi anche l'artista, non con l'analisi del matematico, ma con l'intuizione, dimostrando ancora una volta quale profondo legame esista tra matematica e arte.
Laboratorio condotto da iPac all'interno della Learning Week "La matematica e oltre: scienza e filosofia verso l'infinito", 12-17 Settembre 2011, in collaborazione con Centro Itard e Liceo Classico e Scientifico M. G. Vida di Cremona.
ore 9,45: inizio della performance/preparazione delle linee che tendono all'infinito
ogni porzione di linea una riflessione
le linee invadono lo spazio, lo misurano, si diffondono in tre direzioni
ore 10,30: conclusione della performance
Le linee vengono arrotolate e riposte nel cilindro che le conterrà, senza che possano mai più essere viste
Si prepara la certificazione del contenuto e le etichette con le impronte digitali di tutti i partecipanti
Il tutto viene sigillato definitivamente con nastro adesivo,spago e la ceralacca.
ore 12.40: consegna dell'opera al Vice Preside Don Marco d'Agostino.
Verrà conservata presso l'Ufficio della Segreteria del Liceo Vida di Cremona.
Nonostante la grandissima notorietà di Piero Manzoni (Soncino, 13 luglio 1933 – Milano, 6 febbraio 1963), intorno alla sua figura persiste una perplessità tutta italiana che non lo vede all'altezza del suo ruolo storico, scandaloso senza essere maudit, troppo ironico per essere preso sul serio fino in fondo.
Eppure il percorso dell'artista esiste, è chiaro, è fondante. Noto per le tele Achrome e la Merda d'artista, Manzoni ha però fatto molto altro, che riserva ancora delle sorprese.
Molti lavori di Piero Manzoni esigono, come la Merde d'artiste, il nascondimento dell’opera d’arte. E’ il caso delle Linee, realizzate in esemplari di diversa lunghezza (da 1,76 a 7.200 metri), tra il 1959 e il 1961.
Tutte rinchiuse in scatole e quasi mai esposte srotolate, se non a scopo dimostrativo, le Linee venivano prodotte e nascoste: esistono, ma si possono solo immaginare.
Il 4 luglio del 1960, dalle 4 alle 6,55 del pomeriggio, Piero Manzoni portò a termine, in una tipografia di Herning (Danimarca), la Linea m. 7.200.
Sigillata in un cilindro di zinco ed interrata nei giardini dell’Herning Kunstmuseum, la Linea di Herning sarebbe dovuta essere la prima di una serie di Linee sepolte nelle principali città del mondo, per eguagliare, con la somma totale della loro lunghezza, l’intera circonferenza del globo. Un analogo progetto ipotizzava una linea bianca lunga quanto il meridiano di Greenwich.
L’esistenza della Linea, evocata soltanto dall’intervento dell’artista (che ha firmato l’etichetta, garantendone la lunghezza, il mese e l’anno della realizzazione) può essere visualizzata dal pubblico solo attraverso uno sguardo interiore, mentale.
La sparizione dell'opera d'arte è esibita in modo palese nella Linea di lunghezza infinita: il contenitore, un cilindro di legno senza aperture, racchiude idealmente una linea che esiste solo come puro concetto.
Realizzata in forma di cilindro di legno tornito, pieno, continuo, in esso l'infinito è concepibile non nella sua "misura", ma nel suo pieno assoluto, ed esiste solo tramite lo scarto intellettuale: il concetto.
* Aggiungiamo un link a un video dei Baustelle, dove le citazioni di Piero Manzoni e della sua poetica sono numerose.
Gaia Badioni, Siria Bertorelli, Stefania Bianchi, Roberta Dall’Olmo, Elena De Prezzo,
Laura Donati, Veronica Farini, Susanna Fiorentini, Valentina Frittoli, Andrea Ghidetti
Inaugurazione: giovedì 15 settembre h 18
apertura al pubblico: dal 15 al 30 Settembre 2011
orari di apertura: da lun. a ven. h 10.00 – 16.00; sab. h 10.00 – 13.00 e su app.; festivi chiuso
Patrocini:
Comune e Provincia di Cremona, Ufficio Scolastico Territoriale XIII di Cremona
In collaborazione con: Assessorato alle Politiche Giovanili
Sede:
CRAC Centro Ricerca Arte Contemporanea
Liceo Artistico Statale Bruno Munari
Via XI Febbraio 80 - Cremona
L'associazione culturale iPac – Impresa di Promozione Artistica e Culturale nasce un anno fa come sezione didattica del CRAC/Liceo Artistico Bruno Munari,con lo scopo di proporre e promuovere sul territorio la conoscenza dell'arte moderna e contemporanea attraverso l’organizzazione di laboratori, corsi di aggiornamento e formazione, oltre che di eventi artistici. La formazione presso il Dipartimento Didattico del Museo di Arte Contemporanea del Castello di Rivoli e i momenti di aggiornamento con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, la Strozzina e l’ Università degli Sudi di Milano ci hanno permesso di svolgere il nostro lavoro con maggiore riguardo alla qualità della proposta e con un occhio più attento e aggiornato verso la scena attuale.
In questa sede, iPac propone alla comunità la restituzione del lavoro svolto durante l’anno; la mostra si propone anche come un evento di conoscenza reciproca tra la città e l’Associazione, in previsione di futuri progetti per il nuovo anno scolastico.
Un'occasione per rafforzare il rapporto di Cremona con la cultura, in particolare con l'arte del nostro tempo: un progetto che vuole essere propositivo e duraturo.
Per la mostra al CRAC sono esposte le restituzioni fotografiche, video, tridimensionali, dei laboratori condotti quest’anno sia nelle scuole della città, sia in collaborazione con il Comune di Cremona e con importanti realtà artistiche nazionali: Education Lab presso Careof , Art Verona con Esterno 22.
Troviamo, quindi, le documentazioni delle istallazioni composte dai grandi gonfiabili di Franco Mazzucchelli nel Cortile del Museo Civico di Cremona, realizzate per il Salone dello Studente 2010; i lavori creati dai ragazzi della città e dagli alunni della scuola di viale Trento e Trieste durante la Giornata Aperta al Contemporaneo; i totem allestiti in punti strategici di Cremona dagli alunni dell’Istituto Bissolati.
Le creazioni vere e proprie e la documentazione convivono armoniosamente sul grande Tappeto Mondo, teatro di molti laboratori condotti in collaborazione con l’artista Ettore Favini.
L'evento è rivolto a tutta la cittadinanza; grandi e piccoli troveranno spunti ed attività per avvicinarsi ai vari linguaggi artistici.
Durante il periodo dell’esposizione, su prenotazione, sarà possibile partecipare ad un laboratorio creativo.
L’ingresso alla mostra è gratuito.
per informazioni:
iPac – Impresa di Promozione Artistica e Culturale
Oggi pomeriggio si è svolto il laboratorio di iPac in programma nella rassegna cremasca Insula dei Bambini 2011: i bambini che hanno partecipato erano davvero tanti, e tutti desiderosi di iniziare a cucinare, qualcuno si è portato addirittura il grembiulino!
Tutti si sono seriamente impegnati nel loro lavoro, e mostrano orgogliosi le loro produzioni
INSULA DEI BAMBINI 2011: martedì 6 settembre, presso la Sala Restelli del Museo Civico di Crema e del Cremasco, dalle ore 15.30 alle 17.00, iPac vi aspetta con un antipasto di divertenti storie sul cibo, per poi mettersi direttamente ai fornelli con tutti i bambini che vorranno giocare con noi a fare gli chef!
La partecipazione è libera e rimangono ancora pochissimi posti liberi, vi aspettiamo!
Giant BLT (Bacon, Lettuce, and Tomato Sandwich) - 1963
Claes Oldenburg (Stoccolma, 28 gennaio 1929), artista e scultoresvedesenaturalizzatostatunitense, appartenente alla corrente della pop art, è uno degli artisti a cui si ispira il laboratorio di martedì.
Roast beef - 1962
La sua ricerca artistica si concentra sul consumismo nella società americana contemporanea soprattutto per quanto riguarda quello legato al cibo. Realizza enormi sculture in gesso dipinto raffiguranti gelati, hot-dog e quant'altro l'ipernutrita popolazione americana consuma negli anni sessanta; queste riproduzioni erano in vendita in un negozio di proprietà dell'artista, aperto nel 1961, da lui stesso battezzato The Store.
Meringue Chantilly - 1962
Il cibo, in quanto oggetto di consumo, si carica, nell'opera di Oldenburg, di un'accezione di orrido, perché viene svalutato del suo ruolo primario e ridotto a prodotto commerciale. La tecnica adottata è sommaria e approssimativa: gli oggetti che egli riproduce sono modellati senza troppa attenzione alla resa naturalistica e dipinti alla svelta lasciando spesso evidenti colature di colore.
Softtoilet - 1966
Egli pone quindi l'accento, come tutti gli esponenti della pop art, sulla società di massa contemporanea ricorrendo a un linguaggio facilmente comprensibile da chiunque per quanto riguarda i soggetti, oggetti di uso comune e quotidiano, e i modelli, con uso di colori molto accesi e di forti contrasti cromatici oltre che un consistente abbandono a un certo "cattivo gusto", ripresi dai cartelloni pubblicitari e, più in generale, dal mondo del mercato e del consumo di massa.
Ago, Filo e Nodo - 2000
Ago, Filo e Nodo è una scultura in due parti creata da Claes Oldenburg e da sua moglie Coosje van Bruggen, inaugurata nel 2000.
Il gigantesco ago con il filo multicolorato che sbuca in un altro punto della piazza con il nodo finale, sono stati realizzati per il rifacimento della Stazione di Milano Cadorna e della antistante piazza alla fine degli anni novanta. L'opera è un omaggio alla laboriosità milanese, soprattutto, al mondo della moda, che ha in Milano uno dei principali centri mondiali.