Laboratori artistici, Workshop, formazione e curatorialità.

martedì 9 agosto 2011

ILLUMInazioni da VENEZIA/4



Con quest'ultimo post sulla Biennale, volevo concludere il discorso con delle considerazioni di carattere generale: è vero che è l'evento ritenuto più importante per l'arte contemporanea in Italia, ma, come ben sapranno gli assidui frequentatori di queste "situazioni", ci si trova ovviamente un pò di tutto, e non sempre di buona qualità. L'esperienza può rivelarsi soddisfacente all'osservatore che si accosta alle opere con buona predisposizione d'animo, come quando si va ad un parco dei divertimenti con la famiglia, altrimenti il risultato può risultare deleterio e non costruttivo, e spingerci ad azioni malsane...

...perchè in Biennale si vede sempre di tutto, e a volte sempre le stesse cose:
di solito non mancano mai accumuli tra i più disparati di oggetti


nè le sculture iperrealiste


oppure oggetti che provocano più o meno repulsione a seconda della nostra sensibilità


inoltre sono sempre presenti opere interattive, dove tutti, ma proprio tutti, lasciano un segno del loro passaggio


ricostruzioni di ambienti più o meno distorti, o che prevedono una destabilizzazione del nostro spazio quotidiano

ma si possono incontrare anche dei grandi classici, come delle belle foto di Luigi Ghirri


o un bel video d'autore, come THE LOVERS del 2005 di Bill Viola

preferisco lasciare al giudizio del pubblico l'allestimento di Sgarbi, il museo della Mafia, ed altre trovate sorprendenti...

come quella di esporre un Piero della Francesca all'interno di una "cornice d'artista"


che dire di più? buona visione. Siriab

lunedì 8 agosto 2011

ILLUMInazioni da VENEZIA/3

Tra i padiglioni nazionali dei giardini, ho trovato molto significativo e toccante quello della Francia, con l’esposizione denominata Chance,  firmata da Christian Boltanski e curata da Jean-Hubert Martin, che gioca sul caso e sulle possibilità.

LA RUOTA DELLA FORTUNA/ sala 1

Certo che con Boltanski non si poteva che andare sul sicuro:  l'artista ha presentato un’ulteriore evoluzione del suo percorso, sempre coerente e lucido nella sua profondità concettuale e contenutistica.

LA RUOTA DELLA FORTUNA/ sala 1

Un complesso sistema di tubi innocenti, una sorta di labirinto tridimensionale che occupa tutto lo spazio dell’ambiente centrale del Padiglione francese, incombe sul visitatore. Questa griglia che riempie lo spazio in questione, in verità è una complessa e contorta rotativa che fa viaggiare a folle velocità un lunghissimo rullo formato da immagini molto simili tra loro: primi piani di bambini neonati. Di tanto in tanto suona un campanello e il nastro si ferma all’improvviso e blocca un volto, che appare su un monitor: un bambino è scelto per caso, nel bene o nel male, la sua vita è ancora una pagina bianca.

LA RUOTA DELLA FORTUNA/ sala 1

Nelle sale laterali due enormi display emettono vorticosamente numeri: i verdi indicano in diretta il numero di tutti gli uomini che nascono nel mondo, i rossi indicano il numero di tutti quelli che muoiono. Non saremo sostituibili, ma per fortuna siamo sostituiti.

ULTIME NOTIZIE DAGLI UMANI/ sala 4

ULTIME NOTIZIE DAGLI UMANI/ sala 2 

Nella sala numero 3 i visi di 60 Polacchi neonati e di 52 Svizzeri deceduti sono ritagliati in tre parti. Sfilano sullo schermo a grande velocità e si ricompongono per formare circa un milione e mezzo di esseri ibridi. Come loro, fisicamente noi siamo un puzzle di chi ci ha preceduto. Gli occhi dell’uno si sovrappongono alla bocca dell’altro. Il visitatore premendo un bottone può, alla cieca, formare dei nuovi esseri. Se, per combinazione, si forma un viso di cui le tre parti appartengono alla stessa persona, si avvia una musica e l’opera è vinta.
ESSERE DI NUOVO/ sala 3

Per tutta la durata della Biennale, è anche possibile giocare su internet sul sito di Christian Boltanski. Ciascuno può tentare la fortuna per vincere una sorpresa che sarà mandata direttamente dall'artista.

LE SEDIE PARLANTI/ sala 3 

Per concludere, all’esterno del padiglione, delle sedie parlanti pongono la stessa domanda in lingue diverse a chi vi si siede sopra: “E’ l’ultima volta?”. Domanda che può essere posta in qualsiasi momento della vita e a cui nessuno, tranne forse il destino, può dare risposta. Siriab




domenica 7 agosto 2011

ILLUMInazioni da VENEZIA/2

Girovagando per la città, con il desiderio irrealizzabile di riuscire a visitare ogni partecipazione nazionale ed esposizione esterna, mi sono imbattuta nella bellissima installazione di Oksana Mas dal titolo Post-vs-Proto-Renaissance (Padiglione ucraino realizzato nella Chiesa di San Fantin)

Jan van Eyck - Polittico di Gand - 1432

L'installazione è la sezione di un'opera monumentale, lunga 134 e alta 92 metri, composta da 3.640.000 uova di legno. Il riferimento iconografico è l'opera dei fratelli Van Eyck, artisti proto-rinascimentali che hanno dipinto "I giardini del paradiso" per una celebre pala d'altare nella città fiamminga di Gand.


Oksana Mas lavora da molti anni nel recupero della sfera come forma geometrica capace di contenere dentro di sé un principio di unità universale. L'artista parte dall'usanza popolare ucraina dei "krashenki", uova di legno coperte da tradizionali decorazioni per la Pasqua.


Per la realizzazione di questa grande installazione, l'artista ha fatto dipingere le uova, incarnazione della sfera, a migliaia di persone: carcerate, intellettuali e soggetti di professione ed estrazione sociale diverse, di quarantadue Paesi, per poi assemblarle nel proprio studio a ricostruire su enorme scala la pala di Gand.


Le uova realizzano una vera e propria architettura che ricorda la struttura di un mosaico i cui singoli tasselli sono costituiti dal tatuaggio iconografico sulle uova.


Un'installazione dove arte antica e moderna si fondono: a seconda della distanza l'opera si scompone, come in un file digitale di uova-pixel.


Oltre al Padiglione a San Fantin, per l'intero periodo della Biennale, sarà visibile in Campo San Stae un'altra installazione all'aperto  dell'artista.  Siriab








sabato 6 agosto 2011

ILLUMInazioni da VENEZIA/1

Christian Marclay, The Clock, 2010, single channel video, 24 hours 

Tre giorni a Venezia, posson bastare... per vedere quasi tutto quello che la Biennale può offrire. Sicuramente il caldo d'agosto, i turisti, l'immondizia diffusa, la curatela di Sgarbi e i maledetti piccioni non aiutano a dare un giudizio positivo dell'insieme, anche se delle piccole chicche qua e là fanno meritare sicuramente una visita all'evento italiano dell'anno per quanto riguarda l'arte contemporanea.



Christian Marclay, The Clock, 2010, single channel video, 24 hours

Sicuramente si è meritato il Leone d'oro l’artista statunitense Christian Marclay con l'opera The clock (2010), un collage di pellicole cinematografiche, che attraverso il montaggio di centinaia di film scorre sullo schermo per l’intero giorno e l’intera notte e cadenza, attraverso il ticchettio di orologi che appaiono sulla scena o azioni mosse dallo scorrere dei minuti, una narrazione sincronizzata in tempo reale con l’ora locale, 24 ore su 24.


Christian Marclay, The Clock, 2010, single channel video, 24 hours

Si è portati naturalmente a rivederla più volte nel corso della giornata (almeno così ho fatto io), incuriositi dal fatto che non si potrà mai goderla per intero (con tutta la buona volontà gli spettatori possono vederla solo dalle 10.00 alle 18.00). Inoltre non si incappa nel tipico problema di dover controllare l'orologio per vedere se si è dedicato troppo tempo all'opera: gli orologi, continuamente presenti sullo schermo, ci ricordano ogni secondo che ora è, in ogni preciso momento. Per finire, la presenza di comodissimi divani, una proiezione a grandezza cinematografica e ad alta definizione, insieme alla semioscurità rendono l'habitat perfetto per il tipico spettatore stremato da Biennale.


Un'opera poetica e ipnotica nonostante sia costituita da spezzoni cinematografici, costata all'artista tre anni di lavoro, che riflette sul trascorrere del tempo, il nostro tempo, formato da un susseguirsi di istanti irripetibili che corrono inevitabilmente verso la morte.   Siriab


                                                                                                                                                  


domenica 17 luglio 2011

GLI ILLUMINATI di Evan Baden

Katie whit LGChocolate, 2007

Evan Baden è un giovanissimo fotografo di origini saudite, cresciuto a Vienna ma laureato a New York. Ha solo 25 anni ma vanta una serie di pubblicazioni e riconoscimenti rilevanti, come l'esposizione al Walker art Center di Minneapolis e al Museuseum of Contemporary Photography di Chicago.

Alicia whit iPhone, 2007

"The Illuminati" è una serie di ritratti fotografici di giovani ragazzi/e che appartengono, come Baden, ai cosiddetti "nativi digitali", persone cresciute utilizzando quotidianamente internet e la tecnologia mobile, e per i quali "essere connessi"costituisce una pratica culturale normale e giornaliera.

Cory whit Yukon, 2007

La loro espressione suggerisce un distacco tra la consapevolezza della propria presenza fisica e il loro spazio mentale, legato alla dimensione digitale. La direzione dello sguardo e l'angolazione della fonte luminosa coincidono in un unico asse, rafforzando l'impressione di una intima vicinanza e della stretta affinità tra apparecchio tecnologico e utente. La prospettiva delle fotografie pone tuttavia l'osservatore in una posizione di estraneità, in quanto egli non si può relazionare né con lo sguardo dei soggetti né con ciò che accade sugli schermi.

Lila whit Nintendo DS

Utilizzando quale unica fonte di luce l'illuminazione degli schermi, Baden sembra far riferimento al suggestivo contrasto stilistico tra luce e ombra, tipico della pittura seicentesca, che isola il soggetto raffigurato, estraniandolo dall'ambiente circostante.

Neil whit PC, 2007

L'aspetto spirituale diviene l'elemento centrale dell'opera che Baden trasforma in una sorta di allegoria digitale. Baden descrive questa allegoria con parole che alludono a un significato quasi mistico: "Siamo sempre più immersi in un tenue bagliore azzurrino, silenzioso e divino. Come se tenessimo la divinità in tasca o nella borsa."


Allestimento di alcune opere della serie "The Illuminati" alla mostra IDENTITA' VIRTUALI al CCC STROZZINA di Firenze

http://www.evanbaden.com/

sabato 9 luglio 2011

ITALIA RELOADED - ripartire con la cultura


Mercoledì 6 luglio, alle ore 18, al Teatro Monteverdi (via Dante, 149), si è tenuto l’incontro con Christian Caliandro per la presentazione del libro ITALIA RELOADED – Ripartire con la cultura (Ed. Il Mulino Contemporanea, Bologna 2011).
L’iniziativa è stata promossa dal CRAC – Centro Ricerca Arte Contemporanea del Liceo Artistico Statale Bruno Munari in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Cremona e la Libreria del Convegno di Cremona.
L’incontro con lo studioso ha anticipato una tavola rotonda, in fase di preparazione, che si terrà a Cremona nel prossimo autunno, e che avrà per temi le politiche culturali e lo sviluppo locale e segnerà l’inizio di un programma d’intesa e di collaborazione tra istituzioni locali e il CRAC del Liceo Artistico Munari.

Christian Caliandro e Dino Ferruzzi


ITALIA RELOADED – Ripartire con la cultura è un appassionante viaggio nell’Italia di oggi, nella nostra identità, nel rapporto che il nostro Paese intrattiene con la cultura, condotto attraverso film, romanzi, opere d’arte ed una dettagliata indagine economica, corredata di preziosi dati, dove innovazione, creatività e produzione, possono diventare i fattori propulsivi della ricostruzione identitaria del Paese.

Christian Caliandro
Storico dell’arte, svolge attività di ricerca presso la Fondazione Universitaria IULM di Milano. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini”, Mondadori Electa, 2009. Collabora con la rivista di arte contemporanea Artribune
Pier Luigi Sacco
È professore ordinario di Economia della cultura nell’Università IULM di Milano. E’ autore di numerose pubblicazioni. Collabora con la rivista d’arte contemporanea Flash Art


IPAC alla STROZZINA/CCC Centro di Cultura Contemporanea a Palazzo Strozzi/Firenze

Siria, Susy, Vale e Laura
Domenica 3 Luglio IPAC è andata in gita: accompagnate da uno spericolato Dino Ferruzzi, abbiamo fatto una visita al Centro di Cultura Contemporanea di Palazzo Strozzi a Firenze. Il Centro, diretto da Franziska Nori e sostenuto da una felice collaborazione tra pubblico e privato, ci ha davvero stupito sia per la qualità dell'offerta culturale, sia a livello umano.

I tre componenti del Dip. Educazione e Mediazione CCCS ci hanno gentilmente dedicato la giornata, e spiegato il funzionamento del Centro sotto mille punti di vista, presentato i progetti didattici e addirittura fatto da ciceroni, anzi, mediatori culturali alla mostra IDENTITA' VIRTUALI, visitabile fino al 17 Luglio: imperdibile!


Francesca Giulia Tavanti (referente didattica scuole e famiglie) - Martino Margheri (referente per Università, Accademie, Ist. stranieri) - Alessio Bertini (referente programma lecture)

Il Centro di Cultura Contemporanea Strozzina (CCCS) è nato nel 2007 come parte della Fondazione Palazzo Strozzi nella volontà di dare alla città di Firenze un centro di livello internazionale in cui ospitare progetti espositivi tematici di arte contemporanea, secondo un’impostazione interdisciplinare aggiornata sulle più recenti ricerche scientifiche e sulle attuali tendenze del mondo contemporaneo.

Così sono nati progetti come “Sistemi Emotivi”, dedicata alla relazione tra arte e emozione alla luce delle più recenti scoperte neuroscientifiche, “Cina Cina Cina!!!”, dedicata al recente boom dell’arte contemporanea cinese, “Arte, Prezzo e Valore”, che ha analizzato la crescente correlazione tra l’arte contemporanea e il sistema economico internazionale, “Green Platform”, dedicata alle tematiche dell’ecologia e della sostenibilità, “Realtà Manipolate” e “Gerhard Richter e la dissolvenza dell’immagine nell’arte contemporanea” che hanno affrontato il problema della rappresentazione della realtà nel mondo moderno. Più recentemente le mostre “As Soon As Possible” e “Identità Virtuali” hanno affrontato temi della società della comunicazione digitale, da una parte il problema dell’accelerazione sociale e dall’altra il tema dell’identità nel confronto con la cosiddetta network society.
A partire dal 2008 il CCC Strozzina è organizzatore del Premio Talenti Emergenti, creato dalla Fondazione Palazzo Strozzi per promuovere e sostenere la giovane arte italiana tramite una mostra e un premio che offrono a giovani artisti italiani l’opportunità per emergere e promuovere il proprio lavoro in Italia e all’estero.
Il CCC Strozzina è anche responsabile della serie di interventi installativi site specific per il cortile di Palazzo Strozzi, uno spazio espositivo a cielo aperto che permette all’arte contemporanea di dialogare con la storia e l’armonia dell’architettura rinascimentale. Tra gli artisti che sono stati coinvolti ricordiamo il cinese Wang Yu Yang (con l’opera Artificial Moon nel 2008), lo svizzero Yves Netzhammer (con il complesso intervento scultoreo, video e sonoro di Inventory of Abstraction nel 2009) o il maestro italiano Michelangelo Pistoletto, il cui Metrocubo d’Infinito in un Cubo Specchiante ha dominato e caratterizzato lo spazio del cortile nell’autunno-inverno 2010.
Dalla sua apertura, il CCCS ha ospitato opere di artisti del calibro di Bill Viola, William Kentridge, Dan Perjovschi, Damien Hirst, Cindy Sherman, Andreas Gursky, Wolfgang Tillmans, Antony Gormley e Gerhard Richter. I loro lavori sono stati affiancati a quelli di artisti più giovani o ancora non conosciuti al grande pubblico, sempre ricercando un dialogo tra diverse ricerche e nuovi possibili spunti di riflessione sulle tematiche trattate. Collocare l’arte contemporanea in una cornice architettonica come quella di Palazzo Strozzi si pone inoltre come una sfida e uno stimolo per porre in dialogo passato, presente e futuro, sempre sollecitando una fruizione attiva da parte del pubblico chiamato a partecipare a cicli di conferenze tenute da esperti di diversi discipline, a incontri con artisti e a un ampio programma didattico dedicato alle scuole e agli adulti.