Laboratori artistici, Workshop, formazione e curatorialità.

martedì 23 agosto 2011

VETTOR ADDIO

Vettor Pisani, architetto, pittore e commediografo,  protagonista della ricerca degli anni Settanta e di Biennali e Documenta, si è tolto la vita ieri, a 77 anni, nella sua abitazione romana, proprio di fronte alla Piramide Cestia.


Pisani era nato ad Ischia nel 1934 e dal 1970 si era trasferito a Roma. Nella capitale la sua prima personale ha come temi la dottrina dei Rosacroce, i riti alchemici e le filosofie esoteriche, incentrati sul mistero della Sfinge, sul mito di Edipo e sulla figura di Duchamp. Temi, come l’altro della massoneria, che torneranno spesso nella sua attività. Proprio nel 1970 ottiene il Premio Pino Pascali attribuito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e comincia la sua attivita’ nel teatro realizzando alcune scenografie.


Nel 1976 presenta alla Biennale di Venezia - sua prima volta - l’opera Theatrum, anticipatrice di una ricerca che si protrarra’ lungo tutto il corso della sua carriera artistica. L’artista vede nel labirinto un analogo del reale, secondo una cultura ermetica ed esoterica che appartiene ai tre artisti ai quali dedica la propria opera - Duchamp, Klein, Beuys


Il suo metodo consiste nell’appropriarsi di elementi desunti da altri artisti e dalla storia dell’arte, reinventandoli: crea mediante la citazione, mettendo sotto analisi non il mondo, ma il linguaggio.

Meret Oppenheim ritratta da Man Ray nel 1933

Vettor Pisani

Attualmente era impegnato in un progetto a Serre di Rapolano presso Siena con l’obiettivo di trasformare una cava di pietra in un’opera abitabile e vivibile, luogo di contemplazione e scambio.

                                         
"Sono stato attratto dalla particolare natura delle cave di travertino di Serre di Rapolano, che incarnano un insieme di riflessioni sulle quali vado da anni investigando: il riuso di luoghi mutati nel loro primitivo aspetto dall'opera dell'uomo; la funzione dell'intervento dell'arte sulla natura: la relazione pieno/vuoto di costruzioni architettoniche di alta valenza simbolica quali le piramidi. [...] Le cave nascono dall'interesse economico dell'uomo all'estrazione [....]... possono pero' essere anche viste come luoghi dell'immaginario, della dimensione onirica e della memoria, come luoghi dell'arte che esistono: basti pensare alla pittura di Marx Ernst, dove in luoghi irreali e fantastici di solitudine e segretezza, di rocce e fiori, la nostra psiche puo' vagare, prefigurando un mondo non reale quanto quello in cui viviamo, ma di utopia per un'esistenza interiore altrettanto necessaria all'uomo quanto la dimensione quotidiana del vivere" (Vettor Pisani)


martedì 16 agosto 2011

INSULA DEI BAMBINI 2011


iPac è presente con i suoi laboratori alla rassegna INSULA DEI BAMBINI 2011 che si svolge a Crema e nei comuni limitrofi dal 29 Agosto all'11 Settembre.
La partecipazione ai laboratori è gratuita.
Per consultare il programma:


mercoledì 10 agosto 2011

BENVENUTA ESTER!





Salutiamo l'arrivo della piccola Ester con immagini dal libro Salut maman di Jo Suna.
benvenuta!

martedì 9 agosto 2011

ILLUMInazioni da VENEZIA/4



Con quest'ultimo post sulla Biennale, volevo concludere il discorso con delle considerazioni di carattere generale: è vero che è l'evento ritenuto più importante per l'arte contemporanea in Italia, ma, come ben sapranno gli assidui frequentatori di queste "situazioni", ci si trova ovviamente un pò di tutto, e non sempre di buona qualità. L'esperienza può rivelarsi soddisfacente all'osservatore che si accosta alle opere con buona predisposizione d'animo, come quando si va ad un parco dei divertimenti con la famiglia, altrimenti il risultato può risultare deleterio e non costruttivo, e spingerci ad azioni malsane...

...perchè in Biennale si vede sempre di tutto, e a volte sempre le stesse cose:
di solito non mancano mai accumuli tra i più disparati di oggetti


nè le sculture iperrealiste


oppure oggetti che provocano più o meno repulsione a seconda della nostra sensibilità


inoltre sono sempre presenti opere interattive, dove tutti, ma proprio tutti, lasciano un segno del loro passaggio


ricostruzioni di ambienti più o meno distorti, o che prevedono una destabilizzazione del nostro spazio quotidiano

ma si possono incontrare anche dei grandi classici, come delle belle foto di Luigi Ghirri


o un bel video d'autore, come THE LOVERS del 2005 di Bill Viola

preferisco lasciare al giudizio del pubblico l'allestimento di Sgarbi, il museo della Mafia, ed altre trovate sorprendenti...

come quella di esporre un Piero della Francesca all'interno di una "cornice d'artista"


che dire di più? buona visione. Siriab

lunedì 8 agosto 2011

ILLUMInazioni da VENEZIA/3

Tra i padiglioni nazionali dei giardini, ho trovato molto significativo e toccante quello della Francia, con l’esposizione denominata Chance,  firmata da Christian Boltanski e curata da Jean-Hubert Martin, che gioca sul caso e sulle possibilità.

LA RUOTA DELLA FORTUNA/ sala 1

Certo che con Boltanski non si poteva che andare sul sicuro:  l'artista ha presentato un’ulteriore evoluzione del suo percorso, sempre coerente e lucido nella sua profondità concettuale e contenutistica.

LA RUOTA DELLA FORTUNA/ sala 1

Un complesso sistema di tubi innocenti, una sorta di labirinto tridimensionale che occupa tutto lo spazio dell’ambiente centrale del Padiglione francese, incombe sul visitatore. Questa griglia che riempie lo spazio in questione, in verità è una complessa e contorta rotativa che fa viaggiare a folle velocità un lunghissimo rullo formato da immagini molto simili tra loro: primi piani di bambini neonati. Di tanto in tanto suona un campanello e il nastro si ferma all’improvviso e blocca un volto, che appare su un monitor: un bambino è scelto per caso, nel bene o nel male, la sua vita è ancora una pagina bianca.

LA RUOTA DELLA FORTUNA/ sala 1

Nelle sale laterali due enormi display emettono vorticosamente numeri: i verdi indicano in diretta il numero di tutti gli uomini che nascono nel mondo, i rossi indicano il numero di tutti quelli che muoiono. Non saremo sostituibili, ma per fortuna siamo sostituiti.

ULTIME NOTIZIE DAGLI UMANI/ sala 4

ULTIME NOTIZIE DAGLI UMANI/ sala 2 

Nella sala numero 3 i visi di 60 Polacchi neonati e di 52 Svizzeri deceduti sono ritagliati in tre parti. Sfilano sullo schermo a grande velocità e si ricompongono per formare circa un milione e mezzo di esseri ibridi. Come loro, fisicamente noi siamo un puzzle di chi ci ha preceduto. Gli occhi dell’uno si sovrappongono alla bocca dell’altro. Il visitatore premendo un bottone può, alla cieca, formare dei nuovi esseri. Se, per combinazione, si forma un viso di cui le tre parti appartengono alla stessa persona, si avvia una musica e l’opera è vinta.
ESSERE DI NUOVO/ sala 3

Per tutta la durata della Biennale, è anche possibile giocare su internet sul sito di Christian Boltanski. Ciascuno può tentare la fortuna per vincere una sorpresa che sarà mandata direttamente dall'artista.

LE SEDIE PARLANTI/ sala 3 

Per concludere, all’esterno del padiglione, delle sedie parlanti pongono la stessa domanda in lingue diverse a chi vi si siede sopra: “E’ l’ultima volta?”. Domanda che può essere posta in qualsiasi momento della vita e a cui nessuno, tranne forse il destino, può dare risposta. Siriab




domenica 7 agosto 2011

ILLUMInazioni da VENEZIA/2

Girovagando per la città, con il desiderio irrealizzabile di riuscire a visitare ogni partecipazione nazionale ed esposizione esterna, mi sono imbattuta nella bellissima installazione di Oksana Mas dal titolo Post-vs-Proto-Renaissance (Padiglione ucraino realizzato nella Chiesa di San Fantin)

Jan van Eyck - Polittico di Gand - 1432

L'installazione è la sezione di un'opera monumentale, lunga 134 e alta 92 metri, composta da 3.640.000 uova di legno. Il riferimento iconografico è l'opera dei fratelli Van Eyck, artisti proto-rinascimentali che hanno dipinto "I giardini del paradiso" per una celebre pala d'altare nella città fiamminga di Gand.


Oksana Mas lavora da molti anni nel recupero della sfera come forma geometrica capace di contenere dentro di sé un principio di unità universale. L'artista parte dall'usanza popolare ucraina dei "krashenki", uova di legno coperte da tradizionali decorazioni per la Pasqua.


Per la realizzazione di questa grande installazione, l'artista ha fatto dipingere le uova, incarnazione della sfera, a migliaia di persone: carcerate, intellettuali e soggetti di professione ed estrazione sociale diverse, di quarantadue Paesi, per poi assemblarle nel proprio studio a ricostruire su enorme scala la pala di Gand.


Le uova realizzano una vera e propria architettura che ricorda la struttura di un mosaico i cui singoli tasselli sono costituiti dal tatuaggio iconografico sulle uova.


Un'installazione dove arte antica e moderna si fondono: a seconda della distanza l'opera si scompone, come in un file digitale di uova-pixel.


Oltre al Padiglione a San Fantin, per l'intero periodo della Biennale, sarà visibile in Campo San Stae un'altra installazione all'aperto  dell'artista.  Siriab








sabato 6 agosto 2011

ILLUMInazioni da VENEZIA/1

Christian Marclay, The Clock, 2010, single channel video, 24 hours 

Tre giorni a Venezia, posson bastare... per vedere quasi tutto quello che la Biennale può offrire. Sicuramente il caldo d'agosto, i turisti, l'immondizia diffusa, la curatela di Sgarbi e i maledetti piccioni non aiutano a dare un giudizio positivo dell'insieme, anche se delle piccole chicche qua e là fanno meritare sicuramente una visita all'evento italiano dell'anno per quanto riguarda l'arte contemporanea.



Christian Marclay, The Clock, 2010, single channel video, 24 hours

Sicuramente si è meritato il Leone d'oro l’artista statunitense Christian Marclay con l'opera The clock (2010), un collage di pellicole cinematografiche, che attraverso il montaggio di centinaia di film scorre sullo schermo per l’intero giorno e l’intera notte e cadenza, attraverso il ticchettio di orologi che appaiono sulla scena o azioni mosse dallo scorrere dei minuti, una narrazione sincronizzata in tempo reale con l’ora locale, 24 ore su 24.


Christian Marclay, The Clock, 2010, single channel video, 24 hours

Si è portati naturalmente a rivederla più volte nel corso della giornata (almeno così ho fatto io), incuriositi dal fatto che non si potrà mai goderla per intero (con tutta la buona volontà gli spettatori possono vederla solo dalle 10.00 alle 18.00). Inoltre non si incappa nel tipico problema di dover controllare l'orologio per vedere se si è dedicato troppo tempo all'opera: gli orologi, continuamente presenti sullo schermo, ci ricordano ogni secondo che ora è, in ogni preciso momento. Per finire, la presenza di comodissimi divani, una proiezione a grandezza cinematografica e ad alta definizione, insieme alla semioscurità rendono l'habitat perfetto per il tipico spettatore stremato da Biennale.


Un'opera poetica e ipnotica nonostante sia costituita da spezzoni cinematografici, costata all'artista tre anni di lavoro, che riflette sul trascorrere del tempo, il nostro tempo, formato da un susseguirsi di istanti irripetibili che corrono inevitabilmente verso la morte.   Siriab